
Da pochi giorni è stata introdotta la novità della Patente a crediti sulla sicurezza nei cantieri, che ha suscitato una certa preoccupazione e discussione anche tra gli archeologi, dubbiosi, visto la natura intellettuale della nostra professione, se fossimo o meno inclusi o esclusi dalla sua introduzione.
La legge, infatti, nell’indicare le attività meramente intellettuali come escluse da questo provvedimento, ha creato un po’ di confusione, non risolta successivamente né dalla circolare attuativa, né dalle prime FAQ. La Confederazione Italiana Archeologi (CIA) si è fin da subito si è adoperata per chiedere chiarimenti all’INL e proporre soluzioni che garantissero a tutti gli archeologi di poter adempiere alla norma nei casi prestabiliti e qualora le attività da loro svolte sul cantiere fissero incluse.
“La CIA ha comunicato con i responsabili dell’Ispettorato inviando PEC per chiedere chiarimenti prima che la patente diventasse obbligatoria – afferma Angela Abbadessa, Presidente della Confederazione Italiana Archeologi – e abbiamo suggerito soluzioni che non comportassero per noi archeologi alcun tipo di onere aggiuntivo, ma che al contempo garantissero la nostra sicurezza.
Voglio ricordare che nel nostro Paese c’è un problema gravissimo relativo alla sicurezza nel mondo del lavoro, con 3 morti al giorno, anche nel 2024 e nonostante gli sforzi fatti finora. Nel valutare l’opportunità dell’introduzione della patente a crediti, non possiamo sottovalutare questo aspetto”.
“Se il legislatore ritiene che la patente sia uno strumento utile a migliorare la sicurezza e l’incolumità dei lavoratori, la cosa più logica, piuttosto che esentare le attività intellettuali sarebbe stata quella di estendere la sua applicazione a chiunque operi nei cantieri; in ogni caso, noi faremo la nostra parte, seguendo una lezione che viene da lontano e che invita a rispettare le leggi, anche quando non ci piacciono, mentre si cerca di cambiarle”.
Conclude Angela Abbadessa “Non mi pare sia in discussione, onestamente, la natura della nostra professione, quanto piuttosto il fatto che le nostre attività nei cantieri, rispetto ad altre professioni intellettuali, siano più pratiche e per ragioni oggettive maggiormente esposte ai rischi. Resta il fatto che a nostro giudizio, la ratio di applicazione della legge dovrebbe considerare il contenitore, il cantiere, piuttosto che la natura delle operazioni che vi si svolgono e che gioco forza in molti casi, anche per architetti, ingegneri o geometri, possono diventare molto pratiche”.