
L’appuntamento annuale con il meeting internazionale dell’European Association of Archaeologists si è concluso da pochi giorni ed è tempo di bilanci!
L’EAA è stata l’occasione per incontrare i colleghi della Community formata dai membri del progetto DISCO-Discovering the Archaeologists of Europe, che oggi è presieduta da CIA.
Insieme a spagnoli, francesi, britannici, irlandesi e tedeschi abbiamo posto le basi per far partire un nuovo censimento su scala europea, erede del primo DISCO 2014.
Il meeting EAA è stata anche l’occasione per presentare, in una tavola rotonda tenutasi il 31 agosto, i primi risultati parziali del sondaggio nazionale lanciato da CIA alla fine di giugno 2024.
Il ritratto che al momento emerge appare segnare un trend positivo rispetto al 2014: l’archeologo italiano del 2024 ha circa 41 anni, un titolo post laurea ed è di genere prevalentemente femminile. Ha un reddito annuo tra 25 e 30 mila €, in linea con la media nazionale; è una figura impegnata prevalentemente nella libera professione (circa 62%) con i numeri dei contratti con la pubblica amministrazione in crescita rispetto a 10 anni fa. Solo il 2,6% è disoccupato, contro il 28% registrato nel 2014, in piena crisi economica: complici i fondi PNRR, anche la nostra professione sta uscendo dalla crisi.
Il trend positivo è confermato dalla riduzione della differenza di genere (da un rapporto di 70 a 30 a quello attuale di 65 a 35). Sebbene lieve, l’incremento della presenza maschile sembra attestare l’archeologia come una professione non più “per sole donne”, come tradizionalmente sono viste in Italia le professioni umanistiche, ma come una attività lavorativa appetibile, con prospettive di stabilità e di crescita anche per gli uomini.
Il campione esaminato (al momento poco più di 1000 partecipanti) mostra che le prospettive di carriera sono reali, direttamente correlate al crescere dell’esperienza e al possesso di titoli di studio elevati.
In compenso, alcuni dati testimoniano come molto sia ancora da fare: se oggi appare meno frequente rispetto al passato l’abbandono della professione da parte del sesso femminile in coincidenza con la nascita dei figli (fra i 35 e i 40 anni), dobbiamo constatare che nelle fasce più alte di reddito (30-100 mila € annui) gli uomini sono quasi il doppio rispetto alle donne, circa il 29% contro il 15%.
Dati negativi provengono dal tema delle molestie: più di un archeologo su 5, in grandissima maggioranza donne, dichiara di aver subito molestie di qualche natura sul posto di lavoro.
Solo il 27% delle vittime ha sporto denuncia, mostrando come sia ancora poco diffusa la percezione del problema e come persista la sensazione che non esistano soluzioni a portata di mano e quindi convenga “far finta di niente” di fronte a certi soprusi.
Il sondaggio è ancora in corso (vi invitiamo a partecipare, https://it.surveymonkey.com/r/DISCO24), e ancora tanti dati devono emergere da un esame più approfondito del nostro campione.
Ai dati dei professionisti si aggiungeranno quelli provenienti dalle società archeologiche, in raccolta già dalle prossime settimane.