REGIONE TRENTINO ALTO ADIGE - regione.trentinoaltoadige@archeologi-italiani.it
Per informazioni sulle attività regionali contattare: AUGUSTO PALOMBINI nominato, ad interim, il 19 marzo 2010
LA CONFEDERAZIONE ITALIANA ARCHEOLOGI RIBADISCE LA PROPRIA POSIZIONE: NEI CANTIERI ARCHEOLOGICI VA APPLICATO IL CONTRATTO DELL’EDILIZIA
Confederazione Italiana Archeologi
Comunicato stampa
05 GIUGNO 2011In vista della firma del protocollo di intesa tra le Parti Sociali e la Giunta Provinciale sull'adozione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dell'Edilizia per i cantieri archeologici trentini, la Confederazione Italiana Archeologi (C.I.A.) esprime profonda soddisfazione per questo importante passo deciso dall'Amministrazione Provinciale.
La C.I.A. vuole ribadire, come già in più occasioni (1), il proprio fermo sostegno all'applicazione del CCNL dell'Edilizia, necessario per garantire i diritti e le tutele necessari agli operatori impiegati in cantieri archeologici, e sottolinea quanto già affermato sin dal 2009 da Giorgia Leoni (Presidente C.I.A): "Nel contesto del nostro paese l’unico punto fermo è la presenza nel Contratto dell’Edilizia, accanto ad architetti, ingegneri e geometri, degli archeologi, inquadrati secondo mansioni e tre livelli retributivi distinti.
Rispettare ed applicare, ovunque ce ne siano le condizioni, il Contratto dell’Edilizia significa garantire, dal punto di vista economico e professionale, i diritti e la sicurezza sul lavoro per molti professionisti."
L'importanza del traguardo rappresentato da questo accordo va assai oltre la pur fondamentale garanzia di adeguate tutele per gli archeologi sul territorio trentino. Esso configura infatti un importante stimolo ed esempio per tutte le regioni italiane in cui si sta faticosamente portando avanti la medesima battaglia per i diritti e la dignità professionale degli archeologi.(1) Si vedano il comunicato stampa C.I.A. del 3 agosto 2009 (www.archeologi-italiani.it, "Archeologi in Trentino: quale contratto?"), e l'articolo dal titolo "Archeologi, il Contratto Edile è il riferimento" del settembre 2010 sulla rivista ArcheoNews.
Roma, 05 giugno 2011
E' NATA LA SEDE REGIONALE DEL TRENTINO ALTO ADIGE DELLA CONFEDERAZIONE ITALIANA ARCHEOLOGI
Il 19 febbraio 2010 si e' svolto il primo incontro della Confederazione Italiana Archeologi in Trentino Alto Adige. Dopo le vicende di cui abbiamo reso conto in precedenza sulla questione del contratto dell'edilizia, si e' creata una produttiva sinergia tra gli archeologi trentini e i membri del Consiglio Direttivo Nazionale, che ha portato ad intensificare i rapporti al fine di ricomporre e riunire gli archeologi, proponendo, come strumento operativo, la costituzione di una sede regionale dell'associazione.
Tale proposta ha incontrato il favore dei colleghi del Trentino Alto Adige, che hanno organizzato un incontro, durante il quale si e' discusso delle realta' territoriale trentina, proprio nella prospettiva della costituzione di una sede locale. In rappresentanza del Consiglio Direttivo Nazionale era presente Augusto Palombini, che, su richiesta dei presenti, ha assunto ad interim, il ruolo di coordinatore della neonata Sede del Trentino Alto Adige della Confederazione Italiana Archeologi, in attesa della formale costituzione di un organigramma territoriale, che riunisca tutte le realta' che operano nel territorio.
A tal proposito e' previsto un nuovo incontro a breve nel quale verranno presentate le prime proposte della Sede Regionale, verrà ampliata la base degli iscritti e eletto il nuovo Consiglio Direttivo Regionale del Trentino Alto Adige.
ASSEMBLEA DELLA CONFEDERAZIONE ITALIANA ARCHEOLOGI IN TRENTINO ALTO ADIGE
La Confederazione Italiana Archeologi invita tutti ghli interessati a partecipare all'assemblea che si terrà Venerdì 19 febbraio 2010 a Rovereto (TN).
Durante l'assemblea verrà presentata l'associazione, le sue iniziative passate e i progetti futuri.
Durante l'incontro sarà possibile effettuare e rinnovare la propria iscrizione annuale all'associazione. Il costo del primo tesseramento per i soci ordinari è di 30 €, mentre per il rinnovo è di 20 €. I soci studenti contribuiscono alle spese dell'associazione versando una quota di 10 €.
L'appuntamento per l'incontro è fissato per le ore 19.00 in piazza Rosmini. Per maggiori informazioni potete contattare Simone Cavalieri 349.5123935
RESOCONTO DELLA TAVOLA ROTONDA
Professione: archeologo. L'archeologia in cantiere dietro l'archeologia parlataIl 18 settembre si è svolta a Riva del Garda (TN) un'iniziativa promossa dalla Confederazione Italiana Archeologi e dall'Associazione Nazionale Archeologi dal titolo “Professione: archeologo. L'archeologia in cantiere dietro l'archeologia parlata".
Partita come una tavola rotonda tra gli operatori del settore, i sindacati e le Associazioni Professionali di categoria, l'assemblea si è, però, presto trasformata in un dibattito sul contratto nazionale da applicare agli archeologi.
Particolare attenzione è stata prestata su ciò che riguarda la vertenza sindacale promossa da un gruppo di ex lavoratori e la società archeologica che li impiegava.
L’appuntamento è stato il primo faccia a faccia pubblico tra i vecchi lavoratori di Cora Ricerche Archeologiche snc e gli attuali dipendenti dopo l’avvio della vertenza. Il clima della discussione ne ha risentito parecchio e spesso, si è giunti a situazioni di stallo e di non-dialogo, come purtroppo c'era da aspettarsi.
Come nota positiva va segnalata la proposta della Fillea CGIL (in rappresentanza anche di UIL e CISL), che ha difeso l'applicazione e ha suggerito la modifica, in sede provinciale, di alcuni elementi del CCNL dell’Edilizia per migliorare la sua aderenza alla professione dell'archeologo da cantiere.
La domanda più posta all’interno della discussione è stata senz’altro se fosse o meno giusto applicare il CCNL dell’Edilizia, o se fosse più logico applicare quello degli Studi Professionali. La Confederazione Italiana Archeologi, da sempre, ha speso parole ed energie a favore del primo.
Ma perché il contratto dell'edilizia?
Sicuramente perché al suo interno sono inserite diverse categorie di lavoratori che operano nei cantieri e che, dicendolo senza parafrasi, garantiscono una forza elettorale che, se compatta, non può non essere ascoltata. Inoltre CCNL dell’Edilizia prevede ammortizzatori imprescindibili per lavoratori che potrebbero dover “resistere” 40 anni in cantiere, è sottoposto alle condizioni specificate nel testo unico sulla sicurezza sul lavoro (legge 81/2008, titolo IV) e definisce fasce retributive perlomeno dignitose.
Da parte nostra, vista la situazione complessa che si è venuta a creare nella Provincia Autonoma di Trento, abbiamo proposto l'applicazione della nuova legge sugli appalti anche in questa area, con la creazione di elenchi di professionisti di fiducia della Soprintendenza redatti con criteri di trasparenza e rotazione nell'affidamento degli incarichi diretti, che aiutino a far ripartire il mercato del lavoro in Provincia e a reinserire tutti i soggetti attualmente coinvolti nella vertenza.
Inoltre abbiamo chiamato all'appello l'Ente Provinciale stesso, il cui Assessorato è il diretto riferimento politico della Soprintendenza, ad occuparsi della questione della tutela della nostra professione a partire proprio dall'applicazione del contratto.Pubblichiamo di seguito la lettera di Cora snc inviataci come risposta ad ArcheoNews Anno VI - Numero LXVIII, pag. 7
Cogliamo l’occasione offertaci dall’articolo apparso sull’ultimo numero di ArcheoNews dal titolo “In Trentino apriamo spazio al dialogo e al confronto” per intervenire in merito alle questioni poste con l’avvio di vertenze sindacali nei nostri confronti ad opera di alcuni ex dipendenti.
L’articolo, firmato “Un gruppo di operatori archeologici”, esordisce con l’apodittica affermazione della necessità di applicazione integrale del contratto edile in ambito archeologico. Senza entrare nel dettaglio, è necessario innanzitutto ricordare che in Italia non esiste a tutt’oggi un contratto nazionale di lavoro per gli operatori archeologici: è per questo che il panorama generale è caratterizzato da una estrema eterogeneità di forme contrattuali. Tale situazione si riversa, in modo assai negativo, sulle condizioni concrete di chi opera nel settore, con ampio ricorso a forme di lavoro parasubordinato e precario.
Il CCNL degli Edili prevede sì la figura professionale dell’operatore archeologico, ma nel quadro delle ditte edili che si occupano anche di archeologia. Va inoltre sottolineato che per il principio della libertà sindacale nessuna norma impone oggi ad un datore di lavoro di applicare il contratto di una determinata categoria professionale e che, inoltre, il CCNL degli Edili non è stato siglato da alcuna associazione della categoria archeologica.
Per quanto riguarda le supposte tutele del contratto edile in materia di sicurezza e cassa integrazione, ricordiamo che la Cora s.n.c., con il contratto degli Studi Professionali Tecnici, inquadra i propri collaboratori – tutti assunti - con copertura dei rischi parificata a quella dell’edilizia e che l’istituto della cassa integrazione invernale non sarebbe applicabile praticamente in quanto i nostri lavori si concludono prima della stagione fredda. Per quanto riguarda le giornate di pioggia, ben oltre l’aleatoria indennità prevista dal contratto edile, abbiamo sempre garantito la continuità lavorativa in aree coperte o nei nostri laboratori e uffici attrezzati; compatibilmente con gli incarichi attivati e con l’andamento generale del mercato questo è stato per noi, in Trentino, un modo concreto di arginare il precariato, con l’impiego, anche durante il periodo invernale, di un consolidato gruppo di lavoro.
Le vertenze avviate nei nostri confronti in maniera occulta e demagogica, dimostrano la completa ignoranza della realtà lavorativa e normativa a livello provinciale. La Provincia Autonoma di Trento, infatti, si è dotata di una serie di strumenti legislativi che regolamentano e tutelano la specificità del comparto archeologico nell'ambito dei lavori pubblici. L’art. 93 comma 2 della L.P. 10/2008 recita: “I lavori previsti dall’art. 58.13 (ovvero sui beni culturali) sono affidati separatamente dai lavori afferenti ad altre categorie di opere generali e speciali, ...” Nel Parere di competenza di data 15 settembre 2008 la Soprintendenza per i Beni Archeologici della P.A.T. conclude che “L’adesione al CCNL degli Edili per le imprese che effettuano esclusivamente attività specializzata di ricerca archeologica appare pertanto del tutto ingiustificata e potrebbe risultare estremamente dequalificante a livello professionale per tutti coloro che operano nell’ambito della ricerca archeologica.”
L’articolo apparso su ArcheoNews si conclude con l’avvilente e incredibile richiesta di “regolamentazione nell’affidamento degli incarichi pubblici che permetta un’equa distribuzione dei lavori alle varie ditte...” Questa logica spartitoria finge di dimenticare che tale regolamentazione esiste ed è molto rigida per quanto riguarda il possesso dei requisiti di partecipazione e in particolare di qualificazione, sia in ambito nazionale (cfr. DPR 34/2000 e ss.mm.; determinazione dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori servizi e forniture di data 8 ottobre 2008) che provinciale, basandosi sugli ovvi criteri del Curriculum della ditta, della qualità professionale e dell’offerta economica; in Provincia di Trento oltre all'applicazione della normativa nazionale, l’art. 93 comma 3 della già citata L.P. 10/2008 ribadisce che “L’amministrazione aggiudicatrice, in sede di bando di gara o invito a presentare l’offerta, deve richiedere espressamente il possesso di tutti i requisiti di qualificazione stabiliti dalla presente legge e necessari per l’esecuzione dell’intervento da parte dei soggetti affidatari dei lavori ai sensi del comma 1.”
Molto resta da fare in ambito nazionale per un giusto riconoscimento di chi opera in ambito archeologico e su questo terreno, con franchezza e onestà intellettuale, la Cora snc è disposta a confrontarsi in ogni sede con i soggetti qualificati ed auspica l’apertura di un tavolo di trattativa complessivo che punti alla definizione di uno specifico contratto innovativo e migliorativo per gli operatori archeologici.
Rifiutiamo invece qualsiasi tentativo di strumentalizzazione demagogica operata per il proprio tornaconto personale così come lo stile squalificante dello scontro mediatico, condotto da chi vorrebbe trasformare il caso Cora in un grimaldello per “fare giurisprudenza a livello nazionale”, lasciandoci l’infelice parte di “agnello sacrificale” immolato sull’altare di un progetto che appare farneticante se misurato alla reale e controversa complessità della questione.Michele Bassetti e Nicola Degasperi, titolari della Cora Ricerche Archeologiche snc
Trento, 16 settembre 2009Pubblichiamo per completezza di informazione anche l'articolo apparso e già pubblicato su ArcheoNews Anno VI - Numero LXVIII a pag. 7 dal titolo:
C.I.A.: In Trentino apriamo spazio al dialogo e al confronto
Proseguendo il lungo lavoro di coesione e rappresentatività che ha guidato le azioni della CONFEDERAZIONE ITALIANA ARCHEOLOGI, questo mese “cediamo” volentieri il nostro spazio mensile ad un gruppo di operatori archeologi per continuare, come sempre, a dare spazio e voce a tutti gli archeologi italiani.
Auspicando, peraltro, che questa presa di posizione favorisca un dibattito serio e ragionato da estendere a tutto il territorio nazionale.È un dato di fatto che in Italia l’unico contratto a menzionare la figura professionale dell’operatore archeologico sia il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i dipendenti delle imprese edili e affini, al cui interno sono descritte le specifiche mansioni dei lavoratori e i relativi livelli di inquadramento. Tale contratto, in effetti, ben indica gli archeologi che svolgono la loro attività lavorativa quasi esclusivamente in cantiere in qualità di tecnici di scavo.
In Trentino e in Alto Adige la corretta applicazione del CCNL per l’edilizia e affini per i dipendenti delle ditte che si occupano di scavi archeologici è nella prassi una realtà già affermata.
In particolare, in provincia di Trento esistono ditte che si occupano di scavi archeologici: tra queste però una applica, invece che il CCNL per l’edilizia, il CCNL per gli studi tecnici professionali. Tale contratto non contempla in nessun luogo la figura dell’operatore archeologico, prevede livelli retributivi e aspetti previdenziali di gran lunga inferiori rispetto all’edile edè privo delle tutele necessarie a chi lavora in cantiere, quali alcune norme in materia di sicurezza e la cassa integrazione in caso di maltempo e nella stagione invernale, presenti nel CCNL per l’edilizia e affini.
Il problema risulta più evidente se si considera il fatto che, nella maggioranza dei casi, queste imprese lavorano su committenza pubblica e che le ditte provenienti da fuori provincia, le quali, anch’esse, non applicano il contratto edile, sono quelle che ricevono il maggior numero di incarichi da parte della Soprintendenza trentina, pur non inquadrando correttamente i propri dipendenti.
Il dibattito sulla questione contrattuale è stato sollevato da alcuni dipendenti di tale ditta che, non riuscendo a ottenere l’applicazione del contratto edile, si sono rivolti ai sindacati, ma, di fatto, coinvolge anche gli altri operatori archeologici presenti sul territorio: infatti i dipendenti delle ditte locali, assunti correttamente con il CCNL per l’edilizia e affini, più oneroso per il datore di lavoro, sono attualmente disoccupati, perchè le ditte per le quali operano non sono evidentemente in grado di sostenerne il carico a causa degli sproporzionati costi di gestione e della mancanza di commesse.
L’obiettivo è innanzitutto quello di ottenere, con l’appoggio dei sindacati e della Confederazione Italiana Archeologi, la corretta applicazione del CCNL per i dipendenti delle imprese edili da parte di tutte le ditte trentine e l’estensione dell’obbligo di adottare tale contratto a tutte le imprese, anche esterne, che si occupano di scavi archeologici sul territorio provinciale, come è già stato fatto in Alto Adige.
In secondo luogo si vuole conseguire una regolamentazione nell’affidamento degli incarichi pubblici, che permetta un’equa distribuzione dei lavori alle varie ditte, garantendo la possibilità di lavorare a tutti gli operatori archeologici presenti sul territorio. Tale regolamentazione potrebbe essere accompagnata dalla definizione di parametri oggettivi in base ai quali determinare l’assegnazione degli incarichi.
La situazione trentina offre quindi l’occasione per discutere sulla figura professionale dell’operatore archeologico in Italia e potrebbe diventare un precedente per altre realtà in cui tale ruolo non è correttamente riconosciuto. Il contesto provinciale trentino inoltre ben si inserisce nel dibattito sul Decreto Ministeriale n. 60 del
20/03/2009 e potrebbe diventare un punto di riferimento per altre realtà italiane quanto alla definizione di criteri di idoneità per chi opera nel settore archeologico che comprendano anche le ditte, le cooperative e le figure professionali che effettivamente operano nei cantieri archeologici come tecnici di scavo.
Si auspica che sia presto possibile aprire un tavolo di confronto in merito a queste vicende che coinvolga tutti gli attori interessati.Un gruppo di operatori archeologici
ARCHEOLOGI IN TRENTINO: QUALE CONTRATTO?
Comunicato Stampa
3 agosto 2009La Confederazione Italiana Archeologi, in riferimento alle accese polemiche suscitate dalla vertenza incorso tra una nota società archeologica trentina e alcuni archeologi suoi ex dipendenti, ribadisce la ferma convinzione che sia necessario applicare il Contratto Nazionale dell'Edilizia nel settore archeologico.
“La Confederazione da anni si impegna - afferma Giorgia Leoni - affinché gli archeologi italiani trovino nelle istituzioni il riconoscimento e la tutela della professionalità che in altri paesi europei sono realtà da anni. Nel contesto del nostro paese l’unico punto fermo è la presenza nel Contratto dell’Edilizia, accanto ad architetti, ingegneri e geometri, degli archeologi, inquadrati secondo mansioni e tre livelli retributivi distinti.”
L’applicazione di altre tipologie contrattuali, quale ad esempio il contratto degli Studi Professionali, che la società trentina in questione sembra aver applicato ai propri collaboratori archeologi, non solo prevede salari molto più bassi dei corrispettivi del comparto edile, ma si riferisce a categorie che solo saltuariamente svolgono la loro attività in cantiere, presentando forti incongruenze con il lavoro che quotidianamente gli archeologi svolgono.
“Rispettare ed applicare, ovunque ce ne siano le condizioni, il Contratto dell’Edilizia - prosegue Giorgia Leoni - significa garantire, dal punto di vista economico e professionale, i diritti e la sicurezza sul lavoro per molti professionisti. E’ ora di smascherare l’ipocrisia di contratti in cui gli archeologi compaiono come consulenti scientifici, come se lavorassero nei cantieri solo saltuariamente, mentre la loro presenza non solo è necessaria ma è di fatto obbligata quotidianamente per 9 ore al giorno.”
La Confederazione Italiana Archeologi chiede al Presidente e all'Assessore alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento insieme alla Soprintendenza, diretta emanazione del Governo Provinciale, di convocare al più presto un tavolo che coinvolga tutti gli archeologi che operano in Trentino, i sindacati, le associazioni professionali degli archeologi e quelle del comparto edile al fine di verificare le realtà lavorative degli archeologi trentini e affrontare con un'ottica di sistema la condizione in cui versa l'archeologia in questa zona.
A settembre in Trentino si riuniranno archeologi provenienti da tutta Europa per l'incontro annuale dell’European Associations of Archeologists. I colleghi europei troveranno una Provincia che, da una parte rivendica giustamente il proprio ruolo nel dibattito archeologico, e dall’altra, di fatto, rinnega l’archeologia, avendo solo pochi mesi fa soppresso la Soprintendenza Archeologica e negando agli archeologi che vi operano i più elementari diritti, che, solo qualche chilometro più in là, in Alto Adige, sembrano rigorosamente rispettati