newsletter 2009 - newsletter@archeologi-italiani.it
newsletter del 12 aprile
2009
newsletter
del 19 febbraio 2009
newsletter del 15 febbraio 2009
La Confederazione
Italiana Archeologi esprime la propria solidarietà e
partecipa al dolore delle popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto.
La Confederazione Italiana Archeologi mette
a disposizione della Protezione Civile e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali
i propri associati per supportare le attività di recupero e salvaguardia
dei beni culturali gravemente danneggiati dal sisma. In
attesa che le autorità competenti comunichino tempi e modi in cui gli
archeologi potranno collaborare con Protezione Civile e organi
territoriali del MiBAC per il recupero e la risistemazione del patrimonio
archeologico abruzzese colpito dal terremoto la Confederazione
Italiana Archeologi chiede agli associati e ai simpatizzanti
disponibili a collaborare di inviare una mail, allegando il proprio curriculum,
all'indirizzo: ufficiostampa@archeologi-italiani.it
ringraziandovi della collaborazione cogliamo l'occasione per augurarvi Buona Pasqua.
Coordinamento degli Archeologi
NON SERVONO COMMISSARI, SERVONO REGOLE
Comunicato stampa
19/2/2009
La proposta di commissariamento delle Soprintendenze
di Roma e Ostia ha generato una profonda preoccupazione tra le associazioni
professionali e centinaia di
liberi professionisti, soci di cooperative, società archeologiche e
studenti universitari, che hanno sentito la necessità di incontrarsi
e confrontarsi per comprendere le ragioni che hanno spinto il Ministero a proporre
questo provvedimento e le possibili ricadute e conseguenze che questo potrebbe
avere sulle vite lavorative di tutti gli archeologi. Si è costituito,
quindi, un coordinamento di cui fanno parte l'Associazione Nazionale Archeologi,
gli Archeologi in Mobilitazione, la Confederazione Italiana Archeologi e alcune
società e liberi professionisti.
Non entriamo nel merito della scelta di Guido Bertolaso, la cui figura è legata,
nell’immaginario collettivo, a cataclismi naturali o a gravi crisi ambientali.
Stupisce, però, che a fronte della dichiarata urgenza connessa al presunto
degrado delle aree archeologiche romane e ostiensi non sia stata ancora resa
pubblica la relazione tecnica che, denunciando le emergenze e le criticità che
affliggono tali aree, renda necessaria la nomina di un commissario straordinario.
Preferiremmo ragionare in termini di revisione e riorganizzazione strutturale
del sistema Archeologia, piuttosto che continuare ad assistere, come avviene
ormai da troppi anni, ad interventi che rispondono solo a logiche emergenziali
e legate a contingenze specifiche, non sempre di natura archeologica.
Il sistema Beni Culturali e l'archeologia in particolare stanno vivendo un
momento di profonda crisi, ma restiamo convinti che la soluzione dei problemi
debba necessariamente passare attraverso la riorganizzazione complessiva degli
assetti del settore, che chiarisca compiti e ruoli di tutti i soggetti interessati.
Noi vogliamo contribuire alla ridefinizione di questi assetti anche ripensando
l'attuale organizzazione del Mibac, frutto delle troppe pseudoriforme che negli
ultimi anni ne hanno sminuito il ruolo, mettendone in discussione alcune figure
chiave e delegando agli enti locali e all'università funzioni fondamentali
che la Costituzione del 1948 riconosce come compito esclusivo dello Stato:
non vogliamo apparire conservatori, ma riformatori non accecati dall'emergenza
di turno, troppo spesso utilizzata per mascherare altri fini.
Questo processo non può che cominciare dalla definizione e dal riconoscimento
della figura professionale e del ruolo sociale dell’archeologo, a partire
dalla formazione universitaria, che oggi manca di percorsi formativi che rispondano
a elevati criteri qualitativi nazionali, pur nel rispetto delle specificità territoriali.
Vogliamo che l’Università operi in funzione del suo primario scopo,
cioè la formazione e l’innovazione nella ricerca metodologica,
non intervenendo nel mercato del lavoro, già afflitto da una mancanza
pressoché totale di regole che genera gravi sperequazioni.
La tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio archeologico, pur essendo
tecnicamente gestita da poche decine di funzionari e dirigenti del Ministero,
si reggono sul lavoro quotidiano che migliaia di professionisti svolgono sui
cantieri delle grandi infrastrutture e aree archeologiche, privi di qualunque
garanzia lavorativa e riconoscimento dell'attività scientifica svolta.
Per questo auspichiamo la convergenza di tutti gli archeologi, anche e soprattutto
di coloro che lavorano all'interno del Mibac, per sostenere la proposta delle
Associazioni professionali di apertura di un tavolo tecnico che definisca la
figura dell'archeologo.
Siamo convinti che solo un mercato normato basato su criteri qualitativi e
selettivi, nel quale le regole siano certe e condivise, le professionalità riconosciute
nelle diverse sfaccettature e competenze, possa essere un modello sano e funzionale
alla tutela del patrimonio culturale, alla crescita economica e allo sviluppo
della conoscenza.
Chiediamo, inoltre, che si avvii un meccanismo virtuoso in cui a partecipare
delle decisioni di questo settore siano chiamati non solo i dirigenti del Ministero
e i professori universitari, ma tutti soggetti coinvolti a vario titolo nella
tutela e nella valorizzazione, per far prevalere uno spirito di collaborazione
e di condivisione degli intenti a partire dall’elaborazione delle modifiche
alla Legge sull’Archeologia Preventiva, per giungere ad un testo che
possa essere condiviso dalle Istituzioni e dai professionisti coinvolti, primi
fra tutti gli archeologi.
Astrid D’Eredità astrid.deredita@archeologi.org
Valentina Di Stefano ufficiostampa@archeologi-italiani.it
Marta Casalini m.canalini@gmail.com
Con l’adesione di ASSOTECNICI
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ASSOTECNICI
con l’adesione di: Associazione Nazionale Archeologi, Associazione Bianchi Bandinelli, Confederazione Italiana Archeologi, Comitato per la Bellezza, Eddyburg, Italia Nostra, Legambiente, Patrimoniosos
INDICE UNA CONFERENZA STAMPA
Uno tsunami sull’archeologia romana: protezione civile o civiltà della tutela?
PRESSO LA Sala della stampa estera
Via dell'Umiltà 83/C
00187 Roma
Ph: +39 06-675911
Fax: +39 06-67591262
segreteria@stampa-estera.it
20 febbraio 2009, ore 11
Interverranno i tecnici e i rappresentanti delle Associazioni
COMMISSARIAMENTO
DELLE SOPRINTENDENZE DI ROMA E OSTIA:
IL FORO ROMANO NON E' UN MERCATO DI BOMBAY!
COMUNICATO
STAMPA
Si apprende dalle colonne dell'edizione
romana del Giornale di venerdì 13 febbraio che il Ministero
per i Beni e le Attività Culturali, secondo una dichiarazione
del Sottosegretario Giro, procederà a formalizzare “la
settimana prossima, ma comunque entro febbraio...la nomina del
Commissario speciale per l'archeologia di Roma”. Nell'articolo
si legge, poi, che lo staff del Commissario lavorerà “in
seno a un tavolo tecnico coordinato dal Sottosegretario Giro, che
vede vertici del Comune e dello Stato”. Se la nomina del
Commissario, come scritto e più volte ribadito dal Sottosegretario, è motivata
dalla necessità di intervenire rapidamente, svincolandosi
dai legacci delle leggi sui lavori pubblici, per frenare lo stato
di degrado dell'archeologia romana e ostiense, non si comprende
perché debba lavorare “in seno” alla Commissione
che, nell'ambito della riforma del federalismo fiscale, provvederà a
gestire il passaggio della valorizzazione e della fruizione dei
beni archeologici dello Stato al Comune.
Forse abbiamo perso qualche passaggio logico: Bertolaso libera Roma dal degrado
(come se il Foro fosse un mercato di Bombay) e salva i monumenti del Palatino
perché lo Stato, ritenendo che si sia verificata una situazione che
non garantisce l'incolumità dei cittadini e dei beni archeologici, gli
affida l'onere di risolvere in poco tempo ogni problema; però, se Bertolaso
deve compiere questa delicata operazione “in seno” e, verrebbe
quasi da pensare per conto, di una commissione che affiderà questi stessi
beni al Comune allora non può non sorgere il dubbio che lo scopo sia
in realtà far apparire come inefficiente e degradante il sistema di
gestione pubblico, esautorarlo di ogni competenza effettiva e, una volta rimessi
a lucido aree archeologiche e monumenti, offrirli belli e pronti al Comune
di Roma.
Stupisce, inoltre, che il Ministro Bondi e il Sottosegretario Giro non prendano
minimamente in considerazione le perplessità e le critiche che la proposta
di questo provvedimento sta scatenando da settimane non solo nel mondo dell'Archeologia,
ma anche nella società civile. L'appello lanciato dai funzionari tecnici
delle Soprintendenze archeologiche di Roma e Ostia ha raccolto quasi 4000 adesioni
in meno di 10 giorni.
Onorevole Ministro, dedichi un minuto del suo tempo a scorrere i nomi e gli
istituti di appartenenza dei firmatari: si renderà conto che, accanto
alle centinaia di dipendenti delle due soprintendenze, ci sono decine di Soprintendenti
in carica e in pensione, dirigenti e funzionari del suo dicastero, professori
e ricercatori universitari di tutto il mondo, illustri studiosi dei più prestigiosi
istituti di ricerca europei, studenti da tutta la penisola e, soprattutto,
centinaia di cittadini italiani e turisti stranieri che amano i nostri musei
e aree archeologiche.
Caro Ministro, non commetta l'errore di valutare questa iniziativa come il
grido di dolore di un gruppo di funzionari che temono di perdere poteri e competenze,
come piace far credere a qualcuno, se così fosse questo appello sarebbe
stato sostenuto solo da poche decine di persone.
Il mondo dell'archeologia e della cultura europea, insieme all'opinione pubblica
e alla stampa italiana, ha ben compreso che il commissariamento delle Soprintendenze
di Roma e Ostia, oltre a denigrare l'eccellente lavoro svolto dai tecnici dello
Stato, mette a serio rischio il principio, sancito dalla nostra Costituzione,
che i Beni Culturali sono dello Stato e, dunque, di tutti i cittadini.
La Confederazione Italiana Archeologi chiede che il Ministro convochi urgentemente
le Associazioni di categoria e i rappresentanti del mondo dell'Archeologia
e della Cultura che hanno sottoscritto l'appello per discutere della effettiva
utilità di questa nomina, per ascoltare le loro ragioni ed avviare un
meccanismo virtuoso di partecipazione e condivisione dei provvedimenti che
riguardano il mondo dei Beni Culturali, che sono alla base di uno dei principi
fondanti della nostra Costituzione e, quindi del nostro Paese, e che sono l'elemento
che, grazie anche al prezioso lavoro dei migliaia di tecnici dello Stato e
professionisti non strutturati, ha fatto dell'Italia un punto di riferimento
in tutto il mondo.