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STOP ALLA CARTA DI CATANIA

1598282877634.jpg musei riapre al pubblico il paolo orsi di siracusa

La Commissione Cultura dell'ARS boccia la Carta di Catania impegnando l'assessore regionale ai Beni culturali Alberto Samonà a revocare il provvedimento.

La Confederazione Italiana Archeologi esprime la propria soddisfazione per l’approvazione in commissione cultura dell’Ars della risoluzione di M5S, Pd e Cento Passi, che impegna il governo regionale a ritirare i decreti connessi alla Carta di Catania, ritenuti “uno strumento pericolosissimo per i beni culturali siciliani”, e ad attivare al più presto le azioni necessarie per favorire la catalogazione e la inventariazione dei beni presenti nei depositi.

"Apprezziamo l’ottimo risultato ottenuto anche grazie al documento presentato da CIA SICILIA alla Giunta e all’Assemblea regionale, che motiva la richiesta del ritiro immediato dei due decreti" commenta Enrico Giannitrapani Presidente della sede siciliana della Confederazione Italiana Archeologi.

 

 

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LE ASSOCIAZIONI DELL'ARCHEOLOGI SUL RECOVERY PLAN: RILANCIO RIFORMA E INVESTIMENTI PER L'ARCHEOLOGIA

loghiLe Associazioni aderenti al Tavolo Archeologia - rappresentative della PA, dei professionisti e delle imprese - e le Consulte universitarie, in seguito alla tavola rotonda Una ripartenza per i Beni Culturali post covid-19, organizzata dalla Confederazione Italiana Archeologi, hanno elaborato un documento sulle opportunità e le prospettive aperte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)  inviato lo scorso 24 dicembre al MiBACT, MIUR, MISE e MIT.

qui il testo completo

Il PNRR rappresenta l’occasione per una nuova partenza sistemica e per definire una rinnovata politica industriale anche per il settore dei Beni Culturali con risorse, regole e definizione di percorsi formativi attraverso un più stretto rapporto tra istituti di formazione e ricerca, impresa e professionisti. Nell’ambito dei programmi di investimento del PNRR intendiamo però evidenziare l’esiguità dello stanziamento previsto di 3,1 Mld di euro complessivi per Cultura e Turismo, due tra i settori maggiormente penalizzati dagli effetti del COVID-19. Le risorse per i due comparti non sono all’altezza delle opportunità, lavorative ed economiche, che questi potrebbero generare per il Paese in termini di aumento delle entrate fiscali dirette e indotte.

Non chiediamo interventi “a pioggia”, ma azioni mirate e strutturali accompagnate da un quadro di riforme volto a regolare il mercato.

Le risorse del PNRR potrebbero essere destinate alla costituzione di due fondi: uno per l’accessibilità e la fruizione ampliata e uno per i privati che devono affrontare interventi di ricostruzione delle abitazioni danneggiate da un evento sismico in aree di interesse archeologico; e per la  digitalizzazione, uno dei temi centrali del PNRR, del nostro Patrimonio Culturale e archeologico.

L’archeologia ha una forte necessità di digitalizzare l’enorme quantità di dati conservati negli archivi anche per concludere il processo di elaborazione degli stessi e renderli fruibili. L’acquisizione di un sistema digitalizzato avrebbe, peraltro, immediati effetti positivi anche nell’ambito dei processi di pianificazione del territorio e delle infrastrutture.

All’interno del vasto ambito della digitalizzazione abbiamo individuato tre direttrici di intervento: un Inventario nazionale dei siti e dei ritrovamenti, la Digitalizzazione dei dati di archivio e la Pubblicazione del materiale inedito storico.

L’Inventario diventerà uno strumento conoscitivo completo e pubblico, un vero un portale nazionale, integrabile agli altri strumenti di catalogazione o di digitalizzazione, di immediata utilità per la tutela, la valorizzazione e la programmazione del territorio, consultabile per la progettazione (Enti territoriali, Professionisti) e utilizzabile dai funzionari della PA per la redazione dei pareri tecnici.

La digitalizzazione dei dati di archivio va inteso come un vero e generalizzato piano di digitalizzazione del patrimonio informativo sui Beni Culturali presente negli archivi degli Istituti MiBACT (Soprintendenze, Musei, Biblioteche ed Archivi) e delle Università. Proprio l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha fortemente evidenziato il grave ritardo in tema di accesso alle informazioni e alle tecnologie necessarie a supportare il lavoro anche svolto in forma “agile”. La Pubblicazione del materiale inedito storico su piattaforma digitale andrà a recuperare un’enorme mole di dati, spesso inaccessibile, e per questo sottratta alla valorizzazione e alla fruibilità collettiva, che è di assoluta necessità per la conoscenza del territorio, quale elemento necessario per la pianificazione del suo sviluppo e per la messa a valore del proprio patrimonio.

Ogni indagine archeologica genera un vantaggio per lo Stato, in termini di conoscenza avvantaggiando la progettazione delle opere future permettendo di risparmiare tempo e soldi pubblici, ma anche per l’incremento del valore economico apportato al patrimonio pubblico attraverso l’immissione al Demanio di nuovi beni, opportunamente schedati, negli inventari patrimoniali dello Stato, riducendo il rapporto tra PIL e Debito Pubblico a vantaggio di tutta la comunità. Per questo l’archeologia non può più essere considerata un problema o un rischio, ma una risorsa per l’accrescimento del patrimonio nazionale oltre che del sistema per la fruizione culturale.

Da queste semplici considerazioni derivano le nostre proposte di fiscalità immediata: detrazione delle spese culturali, riduzione dell’IVA al 10%, già applicata per le opere di restauro, e la definizione di una fiscalità di vantaggio per i privati che devono affrontare i costi delle indagini archeologiche in fase preventiva o di assistenza in corso di realizzazione delle opere.

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UNA RIPARTENZA PER I BENI CULTURALI POST COVID-19

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La grave crisi economica scaturita in seguito alla pandemia causata dal Covid–19 ha reso tangibile la fragilità del mercato legato alla filiera dei Beni Culturali.

Molti professionisti, specialmente quelli legati al comparto turistico o della didattica museale, hanno subito una drastica, e in alcuni casi totale, riduzione del lavoro, a cui per il momento, non sembra possibile porre rimedio, data l’incertezza sulla durata di tale situazione di stallo.

È noto però che gli investimenti nel settore culturale siano considerati remunerativi perchè generano maggior indotto - stimano Impresa Cultura Italia – Confcommercio 2,65 euro di indotto locale ogni euro investito - per questo riteniamo che i professionisti impegnati nella salvaguardia del patrimonio culturale italiano siano in grado, se forniti degli strumenti adeguati, di fungere da traino non solo per la valorizzazione di tale risorsa ma anche per l’intera economia nazionale.

In questo momento storico abbiamo la possibilità di avere tali strumenti, attraverso l’utilizzo dei fondi stanziati per il nostro Paese dal Recovery Fund. La possibilità di spesa di cui possiamo disporre, non deve però essere utilizzata “a pioggia”, ma con interventi mirati e strutturali che creino, nel sistema lavorativo culturale, una nuova partenza sistemica, un nuovo punto di inizio che possa proseguire il suo cammino senza bisogno di interventi a sostegno. Il MiBACT ha già proposto 10 linee di progetti, ancora in fase di elaborazione, per una somma totale vicina a 6,5 Mld di €, alcuni dei quali possono essere utilizzati per impostare il cambiamento sistemico che auspichiamo.

Alla luce di quanto evidenziato la Confederazione Italiana Archeologi ha elaborato alcune misure temporanee e altre permanenti che potrebbero aiutare la ripartenza del sistema dei Beni Culturali italiano. Tali misure, che sottoponiamo al vaglio e all’approvazione di tutti i soggetti che compongono il mondo culturale, sono mirate ai professionisti, attraverso sgravi e contributi fiscali per aggiornamento e spese professionali, alla PA, come progettazione sistemica per la digitalizzazione, la creazione di fondi per la pubblicazione dei risultati di scavo e per l’accessibilità a musei e luoghi della cultura, ma anche ai privati che intraprendono lavori in contesti archeologici.

Scarica qui il documento

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