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CoLAP

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CHE COS'E' IL COLAP?
Il CoLAP, Coordinamento delle Libere Associazioni Professionali, si costituisce nel 1999 allo scopo di riunire in uno spirito di collegialità e di mutua collaborazione le Libere Associazioni Professionali per ottenere il loro riconoscimento giuridico in ambito europeo, nazionale e regionale e di rappresentarle, per questi fini, ad ogni livello di intervento, quale autonoma parte sociale restando di competenza delle rispettive Associazioni la rappresentanza delle singole categorie professionali...”. (art. 2 dello Statuto).
Fanno parte del CoLAP circa 170 associazioni di professoni non regolamentate;
la Confederazione Italiana Archeologi è iscritta al CoLAP dal 2005.
Il CoLAP ha, quindi, il solo fine di valorizzare le istanze di rappresentanza delle attività professionali e di tutelare le esigenze del loro sviluppo nel più ampio quadro del processo di ammodernamento del Paese.
Il CoLAP opera per il riconoscimento delle professioni e si impegna su diversi fronti tra quali:
- lo studio, l’approfondimento delle novità prefigurate nel settore delle professioni dalle normative europee di recente emanazione;
- la presentazione presso le regioni di leggi regionali capaci di riconoscere le professioni;
- lo studio, l’approfondimento e la preparazione di emendamenti alle leggi di riforma delle professioni in discussione alle Camere e nelle commissioni parlamentari (è stato il caso recente della cd. LEGGE MASTELLA);
- la consulenza e il sostegno alle associazioni al fine di costituirsi in associazioni professionali di categorie ed essere iscritte all’elenco del Cnel;
- il supporto al Cnel nella valutazione delle associazioni che hanno presentato istanza per l’iscrizione all’elenco delle associazioni dei liberi professionisti.

PERCHE' LA CONFEDERAZIONE ITALIANA ARCHEOLOGI RITIENE IMPORTANTE AVER ADERITO AL COLAP?
La Confederazione Italiana Archeologi, in merito alla questione “ALBO professionale”, sposa in pieno la direttiva europea 2005/36 che disincentiva fortemente gli Stati membri a costituire NUOVI ORDINI professionali, nonché invita ad abbassare il livello di regolazione del mercato delle libere professioni (quindi orientandosi a una maggiore liberalizzazione, avvicinandosi al sistema da sempre invalso nel mondo anglossassone), secondo una logica innovativa volta alla valorizzazioni delle nuove professioni e alla maggiore tutela degli utenti.


IN CHE COSA SI DIFFERENZIANO ESATTAMENTE LE LIBERE ASSOCIAZIONI DELLE PROFESSIONI NON REGOLAMENTATE, COME LA CONFEDERAZIONE ITALIANA ARCHEOLOGI, E GLI ORDINI PROFESSIONALI?
Le libere associazioni sono l’opposto di un ordine professionale, con il quale hanno in comune soltanto l’idea di base (idea che ha radici profonde nella storia, sin dal medio evo): sono gli stessi professionisti di un settore che tutelano e garantiscono la qualità della loro professione e l’utenza. Tutto il resto è divaricato:

- gli ordini professionali sono enti pubblici, le libere associazioni sono organizzazioni private;
- gli ordini professionali sono gli unici rappresentanti una professione, le libere associazioni sono in concorrenza tra loro sullo stesso segmento professionale;
- agli ordini professionali è obbligatorio essere iscritti per esercitare una professione, nessun obbligo di iscrizione è previsto alle libere associazioni.

PERCHE' LA CONFEDERAZIONE ITALIANA ARCHEOLOGI OPTA PER IL SISTEMA ASSOCIATIVO PIUTTOSTO CHE PER QUELLO ORDINISTICO?
Il sistema associativo, per sua natura, è decisamente più flessibile e garante della qualità delle prestazioni grazie a una alla periodica revisione dei requisiti e alla maggiore concorrenza; soprattutto, appare di gran lunga più adatto ad “accompagnare” e a rappresentare al di fuori dei confini nazionali la professionalità dell’archeologo italiano.

Le attività professionali che utilizzano i risultati della ricerca scientifica e/o applicata, come la nostra, per loro natura sono in continua evoluzione. Prevedere per queste attività solo una legislazione statica, pensata nei primi anni del ‘900, come quella ordinistica, è oggi un nonsenso se si vuole davvero dare trasparenza alle competenze di ognuno.
Per ottenere questo risultato occorre, invece, rivolgersi al sistema associativo:
- perché, potenziando un sistema basato sulla attestazione costante delle competenze, si dà impulso alla formazione continua e si diffonde l’innovazione nel mondo del lavoro;
- perché si permette al sistema di registrare le richieste di prestazioni innovative da parte della utenza e si consente, a chi trova il modo di soddisfarle, di operare anche in Europa potendo certificare le proprie competenze;
- perché, con la evidenziazione delle specifiche capacità di ognuno, si innesca un processo emulativo, si implementano le capacità di tutto il corpo professionale e si aumentano i volumi delle prestazioni qualitativamente elevate;
- perché, riconoscendo direttamente le associazioni, e non le professioni, si crea quella flessibilità ed adattività necessaria in una economia globalizzata. I nuovi saperi, proprio per la dinamicità del loro divenire, nascono, muoiono, si riconvertono in funzione della domanda del mercato.

PERCHE' IL RICONOSCIMENTO DA PARTE DELLO STATO DELLE ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI RAPPRESENTA UN PROGRESSO NEL PROCESSO DI LIBERALIZZAZIONE DEL MERCATO DEL LAVORO?
La regolamentazione delle associazioni, lungi da costituire un appesantimento della normativa, come da qualche parte (interessata) si va affermando, rappresenta anche l’occasione di iniettare una forte dose di liberalizzazione per l’intero sistema professionale italiano.
E questo:
- perché con la loro regolamentazione è possibile, nel tempo, rompere il monopolio degli ordini professionali;
- perchè non richiede alcuna esclusiva né obbligo di iscrizione;
- perché non viene preclusa l’entrata nel mondo del lavoro ai singoli professionisti non associati che, pur senza marchio di qualità, possono comunque accedere ed operare (con il conseguente, potenziale soddisfacimento di una domanda di prestazioni più semplici);
- perché valorizza gli aspetti meritocratici ed elimina (o almeno riduce) le rendite di posizione.

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